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Diario
 


FILMATO DELLA BATTAGLIA DI BARLETTA

8 SETTEMBRE 1943

La Battaglia di Barletta per connessione 56k 
Formato 160 x 120 (Windows Media Player) - durata 11' 56"
La Battaglia di Barletta per connessione ADSL 

Formato 320 x 240 (Windows Media Player) - durata 10' 51"















Strasburgo, 25 gennaio 2006
Il Consiglio d'Europa ha approvato
una risoluzione di condanna
dei crimini del comunismo.















21 aprile 2008

Sinistra in frantumi

Sinistra in frantumi


La sinistra dichiara diinterrogarsi sul perché di una disfatta dalle proporzioni vaste edinimmaginabili, ma intanto, giusto per rovinare la festa al Pdl, varauna controffensiva mediatica massiccia per disorientarel'opinione pubblica. Una platea di elettori che ha mostrato chiaramentedi premiare il Popolo della Libertà e di non voler più affidare ilproprio futuro a chi gli ha rovinato la vita negli ultimi due anni. Lasinistra dunque cambia pelle. Muta tattica e strategia dicomunicazione. Esibisce intanto volti disfatti e occhi umidi dimilitanti e personalità non elette per suscitare una qualche emozione ouna puntina di rimorso negli italiani che gli hanno scompaginato lavita. Nel frattempo lancia messaggi, neanche tanto subliminali,diversificati agli elettori del Nord e del Sud.

Al Sud evoca lo spettro della Lega, insinuando il dubbio che i leghisti quasi segheranno lo Stivale in due .Soffiano su paure ataviche, inesistenti ed evanescenti come fantasmi,ma insistendo nel ripetere una così trita canzone si mira ad indebolirela ritrovata libertà dei meridionali nel volersi scuotere di dosso lecatene rosse di una lunga permanenza al potere. In effetti, ilfederalismo fiscale non può che fare bene al Meridione, limitandone lespese di gestione, contenendone i costi per i contribuenti. Il modelloLombardia è, nei fatti, virtuoso; il modello campano, almeno in questoperiodo, sicuramente no.

Al Nord, invece, la sinistra parlain maniera velata agli elettori leghisti insinuando che SilvioBerlusconi non terrà fede agli impegni promessi e non attuerà ilprogramma concordato vertente proprio sul federalismo e le misure peruna maggiore sicurezza nelle metropoli italiane in generale e padane inparticolare. Non passa giorno, inoltre, senza che venga ripetuto comeuno slogan martellante ed ossessivo che traBossi e Berlusconi vi è una tensione crescente evocando scenaricatastrofici, quasi lasciando intendere che il sodalizio possa rompersida un momento all'altro. Naturalmente, la sinistra lascia intendereagli smarriti italiani che si sta ricompattando e che presto tornerà adessere forte nel paese.

Gli italiani, intanto, sono sconcertati. Non tanto per i gossip di cui abbiamo parlato or ora, ma per l'incredibile capacità dellasinistra di vivere in una dimensione onirica, avulsa dalla realtà . In primis ,il governo non si è ancora formato ed è logico metterlo a punto conestrema attenzione, nell'interesse del paese. Quando la sinistralitigava - e tutti se ne sono accorti - si parlava di sereno confrontocostruttivo; se il Popolo della Libertà discute in maniera operativaper governare, a mezza voce si sussurra di crisi. Niente di più lontanodalla verità. In secondo luogo - ed è sotto gli occhi di tutti - adessere spaccata è proprio la sinistra, rottasi come una bottiglia infrantumi, i cui cocci sono però taglienti. Il Pd, in queste ore, devefare i conti con la tentazione dell'Italia dei Valori di rinegoziare ilproprio ruolo, visto il buon successo elettorale. Ha anche problemi conl'identità dei Radicali da rispettare e gestire. Ha parlato di governoombra? Bene, vediamo come se la caverà quando dovrà proporre soluzionialternative a quelle dell'esecutivo in carica sui temi dei valori nonnegoziabili, che andranno a toccare la sensibilità dei cattolici, tantoper fare un esempio. Prodi, nel frattempo, ha rassegnato con uninaspettato gesto le proprie dimissioni dalla prestigiosa carica dipresidente del partito ed è cosa che avrà contraccolpi interni allamorfologia stessa del Pd. Allargando l'orizzonte dei problemi, laSinistra l'Arcobaleno scarica colpe e responsabilità della propriasconfitta sulla scelta del Pd di andare da solo. Stesso discorso per isocialisti, che proprio non mandano giù il fatto di aver dovuto correreda soli e perdere la propria nobile identità.

Insomma, chi dovrebbe preoccuparsidi mettere insieme i cocci è proprio la sinistra, che rischia, allostato attuale delle cose, altri processi interni più o meno palesi conpossibili diaspore e frazionamenti . Incurante di questo scenario non facile, si moltiplicano comunque gli attacchi mediatici al Popolo della Libertà ed al suo leader . Siamo solo all'inizio, ma se questo è il buongiorno... Altro che dialogo, fair play e appelli a lavorare insieme per il bene del paese. Il livore dellasinistra non cala di intensità. Un atteggiamento che non contribuisce arasserenare il clima politico e non mostra rispetto per le scelte delpopolo sovrano, che ha decretato la fine di un'ideologia massimalistain favore di una visione liberale incentrata su promozione dellapersona e della famiglia.

!




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18 aprile 2008

vittoria! i comunisti addios amigos

x TUTTI  I COMUNISTI





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8 aprile 2008

UNA VERGOGNA !L'ULTIMO REGALO DI PRODI





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8 aprile 2008

ELEZIONI POLITICHE 2008

Attenzione a come si vota!  CLICCA E GUARDA I FAC-SIMILE PER VOTARE REGOLARMENTE




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7 aprile 2008

Free-Tibet

Petizione internazionale Pro-Tibet



Dopo 50 anni di dominio cinese, i tibetani stanno lanciando un grido di cambiamento al mondo. Ma la violenza sta crescendo in Tibet e nelle regioni limitrofe,

Noi possiamo influire su questa storica scelta. La Cina tiene molto alla sua reputazione internazionale. La sua economia è totalmente dipendente dalle esportazioni "Made in China" che noi tutti compriamo, ed è desiderosa di fare delle Olimpiadi di Pechino di questa estate una celebrazione di una nuova Cina che è una potenza mondiale rispettata [dagli altri paesi].

Il presidente Hu deve capire che il "Marchio Cina" e le Olimpiadi possono avere successo solo se egli compie la scelta giusta. Ma sarà la potenza di una valanga di persone da tutto il mondo a catturare la sua attenzione.
Clicca sotto per unirti a me e firmare una petizione al Presidente Hu che chiede di fermare le violenze in Tibet e dialogare col Dalai Lama -- e chiedilo a tutti quelli che conosci. Questa petizione è organizzata da Avaaz, e vogliamo arrivare a un milione di firme da girare ufficialmente ai cinesi:

http://www.avaaz.org/en/tibet_end_the_violence/98.php/?CLICK_TF_TRACK       
               
Grazie infinite per il tuo aiuto!





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5 marzo 2008

Cuba finalmente libera?

la fine di un regime?

Fidel Castro con il fratello Raul in una foto d'archivio non datata.


Nella fase della transizione e delle riforme il regime cubano ricorda contemporaneamente l’Unione Sovietica dopo la morte di Leonid Brezhnev e l’Arabia Saudita. Come a Mosca gli ottantenni vengono sostituiti dai settantenni (Raul Castro ne ha 75 e il suo vice, Machado Ventura, 78). Come a Riad il passaggio del potere avviene da un fratello all’altro.
Il comunismo, promessa rivoluzionaria del XX secolo, ha creato regimi gerontocratici: fra Cuba e l’Urss, tuttavia, vi è una importante differenza. Dopo il breve tentativo riformatore di Yuri Andropov e la scomparsa di Konstantin Cernenko, il potere arrivò finalmente nelle mani di Michail Gorbaciov, un uomo di 54 anni che riconobbe subito pubblicamente la necessità di una riforma radicale. All’Avana, invece, l’uomo della perestrojka è Raul, fratello minore del comandante in capo.
Non basta. Quando Gorbaciov divenne segretario del partito, i grandi della generazione precedente erano quasi tutti morti e il nuovo leader poté, qualche mese dopo, rinnovare interamente la composizione del governo e il vertice delle maggiori istituzioni. A Cuba invece Fidel Castro, benché fisicamente provato dagli interventi chirurgici del 2006, è ancora «Fidel», l’unico e insostituibile comandante in capo della rivoluzione. Non può viaggiare, svolgere funzioni di governo e cimentarsi nelle sue estenuanti maratone oratorie. Ma sembra essere perfettamente in grado di vigilare sulla politica dei suoi successori e di lanciare i suoi ammonimenti dalle colonne di Granma, la Pravda cubana.
Non ricordo altra personalità politica degli ultimi cent’anni che abbia messo in scena con altrettanta abilità le sue dimissioni e abbia disegnato per se stesso il ruolo del custode del tempio. A giudicare dal discorso con cui Raul ha iniziato il suo mandato, Fidel sarà l’ombra di Banquo, spiritualmente presente a tutte le sedute del Consiglio di stato. Viene naturale chiedersi se esista a Cuba un gruppo di cinquantenni preparati a governare il paese. Ne conosciamo alcuni (il ministro degli Esteri, il segretario generale del Consiglio di stato), ma dobbiamo pensare che Fidel e Raul non li considerino preparati, affidabili, «maturi».
Quali saranno, in queste condizioni, le grandi linee della perestrojka cubana? Sappiamo che Raul vorrebbe allentare le briglie sul collo del paese e fare di Cuba una piccolissima Cina dove le regole del mercato possano intaccare gradualmente il principio della proprietà pubblica dei mezzi di produzione, ma il partito continui a governare la società. Sappiamo che in alcuni dei suoi discorsi il fratello minore ha lanciato qualche velato messaggio agli Stati Uniti. Ma sappiamo altresì che ogni discorso di Raul è stato seguito, a breve distanza di tempo, da una riflessione di Fidel che chiedeva rigore e fermezza. Le riforme, se verranno approvate, saranno parziali e molto probabilmente prive di qualsiasi benefico effetto.
In queste circostanze è molto probabile che il cambiamento non dipenda da ciò che accadrà all’Avana, ma da ciò che potrebbe accadere a Washington dopo l’elezione di un nuovo presidente. L’intransigenza americana ha avuto l’effetto di rafforzare il regime, di isolare e screditare l’opposizione, di rendere antinazionale e antipatriottico qualsiasi dissenso.
Se Washington adottasse una nuova linea e cominciasse a temperare il rigore dell’embargo, i falchi del regime cubano verrebbero privati della loro arma più efficace. Se la dissidenza non fosse più soggetta al ricatto «patriottico» del passato, la voglia delle riforme potrebbe manifestarsi più liberamente e aiutare i riformatori del regime, se esistono.




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3 marzo 2008

barzelletta

Che differenza c'è fra il Titanic e l'Italia? - Il Titanic è affondato quando ha incontrato un iceberg, mentre l'Italia quando ha incontrato ProdibadoR




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3 marzo 2008

LA FINE DEL NULLA

La sinistra nega la sinistra
"Non sono più nulla di quello che sono stati. Non sono più comunisti, non sono più sinistra". A parlare è sempre Silvio Berlusconi che attacca il Pd dopo che Walter Veltroni in una intervista a El Pais ha dichiarato: "Siamo riformisti, non di sinistra". Il fondatore del Pdl ha fatto notare che "hanno fatto sparire Prodi mandandolo a sciare per una settimana. Tutto quello che hanno fatto al governo lo contraddicono e invece sono ancora loro al governo. Vogliono che il Pd sia una forza di centro eppure è costituito per il 70% da uomini di Prodi".http://www.tgcom.mediaset.it/




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1 marzo 2008

Programma del Pdl

Pdl, Berlusconi lancia il programma: "Sì al nucleare e imposte sotto il 40%"


«Sette missioni per rilanciare l’Italia ma niente miracoli». «Dodici pagine il programma». Insomma, Silvio Berlusconi entra in campagna elettorale presentando il programma del Pd e rassicurando sulle sue condizioni: «Menzogne sulla mia salute. Lavoro come un giovanotto».

I punti del programma
Silvio Berlusconi annuncia «sette missioni per rilanciare l’Italia» presentando il programma del Pdl. Prima missione: rilanciare lo sviluppo. Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. quarta: migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta: federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica. Tra le misure previste la detassazione degli straordinari e della tredicesima (promettendo «pressione fiscale sotto al 40%»), il ritorno al nucleare, nuovi Cpt contro i clandestini, un piano di edilizia per i giovani .

Giovani e Sud
Berlusconi affronta anche il capitolo scuola e rilancia un vecchio cavallo di battaglia della campagna elettorale del 2001. Si tratta delle tre "i": inglese, Internet e impresa. L'ex premier sottolinea che questo è da considerarsi un obiettivo importante e «non solo un pallino di Tremonti». Per il Sud il Cavaliere prevede invece «un piano straordinario per il potenziamento delle infrastrutture, la creazione di porti franchi, una legge obiettivo per i beni culturali e il contrasto particolarissimo contro la criminalità organizzata, con un piano sicurezza per la legalità».

«Non prometto miracoli»
«Ma non promettiamo e non facciamo miracoli - precisa il Cavaliere - la situazione è difficile e gli italiani devono essere coscienti di questo». Berlusconi precisa: «Non è vero che sono stati recuperati 40 miliardi. Abbiamo fatto i nostri conti e alla fine risulta che la lotta all’evasione del governo Prodi ha portato meno di 2 miliardi di euro». E ancora: «Porteremo l’abolizione dell’Ici sulla prima casa al primo Consiglio dei Ministri». Come traguardo in 5 anni Berlusconi indica quello del «quoziente familiare: chi ha dei figli deve pagare meno tasse di chi non lo ha». Per la famiglia è prevista «l’introduzione del bonus bebè di 1.000 euro che noi avevamo introdotto e la sinistra ha cancellato».

Da Prodi e Visco «è venuto solo terrore»
Dodici pagine, «altro che le 300 presentate e mai realizzate dal governo Prodi», dice il Cavaliere che tiene a precisare: «Questa è una prima fondamentale diversità tra noi e la sinistra. Il nostro programma è un impegno morale che assumiamo nei confronti degli italiani. E poichè non facciamo promesse che non possiamo mantenere, vogliamo chiarire che alcuni punti potranno essere realizzati solo se si verificheranno certe condizioni». Il leader azzurro non risparmia le critiche al Pd ricordando che da Prodi e Visco «è venuto solo terrore». «Quel Prodi e quel Visco che sono ancora protagonisti nel Pd. La sinistra ha fatto piangere tutti».

«Il programma di Veltroni è uno specchietto per le allodole»
Non mancano inoltre le stoccate al Pd: «Il programma di Veltroni è la versione statalista del programma del centrodestra». «I programmi di sinistra -dice il Cavaliere- hanno il valore di uno specchietto per le allodole perchè mai la sinistra giunta al potere ha tenuto conto del programma che aveva presentato agli elettori». Berlusconi aggiunge: «Il nostro programma è ancora lo storico programma del centrodestra, quello che Veltroni e compagnia bella hanno praticamente preso per metterlo nei loro punti ma che sono antitetici ai programmi che avevano presentato in passato e alla loro azione di governo». Sulle liste il Cavaliere dà appuntamento a lunedì «quando cominceremo a parlare di candidature». Veline in lista? «Non ce ne saranno. Ci sarà invece posto per molti giovani e per le donne, il 30%».

Rassicurazioni sulle condizioni di salute e «niente veline»
In precedenza, intervendo telefonicamente su Canale 5, Berlusconi aveva voluto chiarire che la mancata partecipazione ad alcune trasmissioni era dovuta agli impegni di lavoro, e in particolare alla stesura del programma di governo, e non a problemi di salute: «La campagna elettorale è entrata nella parte pre-finale - ha commentato il Cavaliere - e si comincia a veder fiorire il fiore della menzogna». E le liste? «Da lunedì - dice Berlusconi - cominceremo a parlare di candidature». Ma il leader del Pdl ci tiene a chiarire un argomento: «Non ci saranno veline in lista. Ci sarà invece posto per molti giovani, e per l'altra parte del cielo, le donne, ci sarà spazio per il 30%. Le associazioni avranno adeguata rappresentanza», ha affermato il Cavaliere.






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23 febbraio 2008

Sempre lo stesso copione

Sempre lo stesso copione


Fatti, non parole. Questo dovrebbeessere l'atteggiamento di chi, come Veltroni, sta affrontando lacampagna elettorale ponendosi come il paladino di quello che luidefinisce un progetto «nuovo». Ma il nuovismo di Veltroni nonappare, ahinoi, surrogato dai fatti: la realtà che si sta delineando,infatti, è quella di un partito che, se da una parte, per voce del suosegretario, annuncia con fermezza di volersi presentare da solo alleelezioni, pena il fallimento della nascita di un nuovo progetto dicentrosinistra, dall'altra trasforma il Partito democratico in unafoglia di fico, dietro alla quale si ripresentano quelle componentidell'ex maggioranza prodiana che, con le loro profonde differenze divisione politica, hanno contribuito ad affondare il Governo Prodi. Dopoaver «ingrassato» le fila del «nuovo» Partito democratico con ilgiustizialismo di Di Pietro, che già annuncia battaglia a Berlusconi(alla faccia dell'abbandono dell'antiberlusconismo), ora Veltroniimbarca nel suo progetto di «nuovo» anche i Radicali, i rappresentantiper eccellenza di quell'estremismo laicista che mal si concilia con ilneo conservatorismo della Binetti.

Si ripropone, dunque, un copionegià visto, tanto più che i radicali, dopo l'accordo raggiunto durantela notte tra mercoledì e giovedì, per voce di Pannella hanno giàdescritto il cammino insieme al Pd come «una convivenza faticosa, laboriosa, difficile, ma importante». Si preannunciano, così, quellevecchie coabitazioni che caratterizzarono il cartello elettorale diProdi. Alla faccia del nuovo che avanza! L'inganno politico si nascondedietro un piano di comunicazione, quello adottato da Veltroni, che, sedal punto di vista mediatico appare studiato nei minimi particolari,dall'altra, rappresenta uno specchietto per le allodole se nonsuffragato da un progetto che abbia un minimo di credibilità politica edi coerenza.

L'arringa politica di Veltroni,tesa a porre l'accento sul nuovo che avanza, fa riaffiorare allamemoria il grido di battaglia di colui che fondò l'Ulivo, AchilleOcchetto. Allora, come oggi (con l'implosione della sinistra),c'era bisogno, dopo la caduta del Muro, di un cambiamento che recidesseil legame con il passato e con il vecchio regime. La svolta dellaBolognina doveva rappresentare la premessa di una «fecondazioneunitaria da realizzarsi nel vivo di una comune esperienza di vitapolitica e sociale», secondo il pensiero di Occhetto, ma la crisi delprimo governo Prodi affossò questo progetto.

Ora Veltroni riparte dalla crisidel secondo Governo Prodi, a cui egli stesso ha sempre dato il suosostegno, per realizzare quel «nuovo inizio» che, nella storia dellasinistra, sembra non arrivare mai. E lo fa all'insegna delladiscontinuità nei confronti dello stesso Governo Prodi, «ma anche» delriconoscimento dei meriti del suo predecessore: questa è la «coerenza»di Veltroni? Che fine ha fatto la sua volontà di «far rialzare» lapolitica, se per politica si intende anche la necessità di garantire lasicurezza dei cittadini? E' di mercoledì, infatti, la notizia chel'ormai defunto Governo Prodi, con le sue truppe arruolate del Partitodemocratico, ha lasciato decadere il decreto sulle espulsioni dicittadini comunitari per ragioni di sicurezza: un decreto,quest'ultimo, su cui tanto si era battuto, dopo l'episodiodell'omicidio di Raffaella Reggiani, l'ex sindaco di Roma per ripararealla sua politica fallimentare e che ora, invece, si è smaterializzatoperché non è stato convertito in legge.

Belle parole, dunque, quelle diVeltroni quando parla di «Nuovo inizio», «nuovo partito», «nuovapolitica», ecc., anche perché, se era realmente «nelle sue corde», unapolitica nuova avrebbe dovuto già realizzarla in una città come Roma. A dominare, nei fatti, ora che si candida a premier, è l'approccio dichi da una parte non rinnega la possibilità di rispolverare alcune«vecchie glorie» dell'ormai defunta coalizione prodiana e dall'altranon è capace di delineare una strategia che non sia presa a prestito daaltri: Veltroni, infatti, per la sua campagna elettorale, prende spuntoun po' da tutti. Non solo da Obama, ma persino dal suo avversarioBerlusconi: e così, dopo aver riproposto alcuni dei programmi dellapolitica economica presentati dal PdL, ha addirittura dichiarato che,se eletto, presenterà questi suoi punti di programma sotto forma diproposte di legge già nella prima riunione del Consiglio dei ministri,scimmiottando in tutto e per tutto ciò che aveva detto Berlusconiparecchi giorni fa. E' tutto qui il nuovismo di Veltroni?




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21 febbraio 2008

Povera Patria

Povera Patria

http://it.youtube.com/watch?v=FBZtCZpm8A0




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21 febbraio 2008

I dati Ue confermano che le stime della finanziaria erano false

I dati Ue confermano che le stime della finanziaria erano false

Tutti i dati economici che emergono dimostrano che l’ultima Finanziaria,approvata a colpi di maggioranza e che si basava su una crescita delPil al doppio di quella prevista dalla commissione Europea, era falsa.Com’è quindi falso, come invece sostiene Veltroni, che il governo Prodiabbia risanato l’economia, mentre invece l’esecutivo ha portato avantiuna politica dissennata del tassa e spendi. A questi dati, frutto di ungoverno strettamente legato al Partito Democratico, Veltroni deverispondere non in termini poetici o retorici o inventando un futuro chenon ha alcun rapporto con il presente".




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19 febbraio 2008

I vari spezzoni democristiani potranno essere la sorpresa d’aprile?

I vari spezzoni democristiani potranno essere la sorpresa d’aprile?

I Casini sono al Centro



Negliambienti degli istituti demoscopici la scelta dell’ex presidente dellaCamera di staccarsi da Berlusconi e di correre in prima persona vieneconsiderata come la vera novità del quadro politico. Ma ciò non sitraduce in garanzia di sicuro successo, anche perché il primo arispondere picche alla proposta di Casini di riunire le forze al centroè proprio Mario Baccini, ex Udc su cui si poggia il bacino elettoraledella Rosa Bianca. Meno problematico appare invece il rapporto conClemente Mastella e con l’Uder, che non dovrebbero rivendicare lacandidatura alla presidenza del Consiglio




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1 ottobre 2007



Tav: nessuno ne parla e la locomotiva prende un’altra strada

Il treno dei desideri (persi)


Il Governo italiano non ha presentato il progetto operativo della Lione – Torino all’Europarlamento, con il rischio di perdere i soldi comunitari per la Tav. Ma da noi abbiamo altro a cui pensare. Prodi è impegnato nei vertici e anche chi – vedi Di Pietro – è consapevole del problema, preferisce limitarsi a qualche generica battaglia, come quella recente in Consiglio dei Ministri quando ha accusato Pecoraro Scanio di bloccare lo sviluppo delle infrastrutture in Italia. Solo un riferimento, per il resto l’ex Pm di Mani Pulite è troppo impegnato nel cercare di far suo il movimento di Grillo e di ritagliarsi nuovi spazi e nuove alleanze politiche. Così come la parte non radicale del centrosinistra è troppo occupata nella questione Pd e dintorni e il centrodestra ha il suo bel da fare nel preparare le contromosse. Nessuno si muove, dunque, perché sono troppi impegnati a farsi gli affari propri e di quelli del futuro degli italiani, come la Tav, nessuno se ne frega




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6 luglio 2007



E’ nata un’altra stella



Magdi Allam si darà alla politica? E soprattutto: è legittimo porsi questa domanda per il vicedirettore ad personam del Corriere della Sera che ha sempre negato di voler fare politica? Di sicuro c’è tanta gente che vorrebbe la nascita di un movimento guidato
da Magdi Allam. “Magdi for president” titolava la copertina di “Tempi”, il settimanale diretto da Luigi Amicone e vicino al movimento di Comunione e Liberazione al momento dell’uscita del suo ultimo libro “Viva Israele”. E parlando con tanti ragazzi della base di CL, che lo hanno ascoltato in occasione del pellegrinaggio a Loreto e che sono accorsi alla presentazione di “Viva Israele” a Milano e a Roma, si scopre che questo desiderio è molto diffuso. Il giornalista musulmano che non intende convertirsi al cristianesimo,
è popolarissimo nel movimento cattolico




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30 giugno 2007



Il Veltroni mediatico a cui si ricorre per coprire i problemi dell’Unione

Il coperchio della sinistra



Romano Prodi tenta di utilizzare il clamore che tutta la grande stampa ha dato all’autocandidatura del Sindaco di Roma a leader del Partito Democratico per nascondere il fallimento della trattativa con i sindacati sulle pensioni ed il rinvio della faccenda dello “scalone” a data da destinarsi. Ma l’operazione non gli riesce (meglio è andata ai Ds che, con il lancio di Walter, hanno fatto dimenticare l’effetto intercettazioni). Soprattutto perché, proprio a causa dell’impronta riformista che l’esponente diessino intende dare al Pd, la sinistra antagonista incomincia a vedere sempre più vicina la rottura della maggioranza di governo e tende a radicalizzare le proprie posizioni in vista di un ritorno al voto che potrebbe avvenire anche il prossimo anno




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25 giugno 2007




Il De Gennaro nascosto


In un paese dove finiscono sui giornali anche le intercettazioni telefoniche tra vicini di casa, il fra poco ex capo della polizia Gianni De Gennaro deve in parte la propria folgorante carriera, voluta fortemente dall’establishment di sinistra che a quel posto lo ha nominato, al permanere negli anni del segreto su una valanga di pagine di sbobinamenti di conversazioni intercorse tra lui e il mafioso Totuccio Contorno. Quest'ultimo teneva i contatti con l’allora dirigente della Criminalpol De Gennaro. Non è dato sapere cosa si siano detti in quelle telefonate le cui trascrizioni occupano qualcosa come 9 mila pagine di fogli A4. Una zona grigia che come è noto ha invece inghiottito Bruno Contrada, e che ora si ritorce contro il capo uscente della Polizia per via di alcune intercettazioni sui fatti del G8 di Genova




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25 giugno 2007



Allarme referendum


Rischia di fallire la battaglia per la modifica della legge elettorale attraverso il referendum abrogativo. Fino ad ora sono state raccolte solo 260mila firme, cioè appena la metà delle firme necessarie da depositare presso la Corte di Cassazione entro il prossimo 24 luglio. Di qui l’appello alla mobilitazione del comitato promotore che ha denunciato come la battuta d’arresto del movimento sia stata provocata dalla voluta “latitanza” di gran parte dei partiti e delle confederazioni sindacali e dalla scarsa copertura informativa effettuata dalla maggior parte del mondo dell'informazione. Riparte così da oggi una campagna che non è diretta solo a modificare la legge elettorale ma anche rompere la situazione di stallo che paralizza la vita politica e danneggia il paese




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25 giugno 2007



Allarme referendum


Rischia di fallire la battaglia per la modifica della legge elettorale attraverso il referendum abrogativo. Fino ad ora sono state raccolte solo 260mila firme, cioè appena la metà delle firme necessarie da depositare presso la Corte di Cassazione entro il prossimo 24 luglio. Di qui l’appello alla mobilitazione del comitato promotore che ha denunciato come la battuta d’arresto del movimento sia stata provocata dalla voluta “latitanza” di gran parte dei partiti e delle confederazioni sindacali e dalla scarsa copertura informativa effettuata dalla maggior parte del mondo dell'informazione. Riparte così da oggi una campagna che non è diretta solo a modificare la legge elettorale ma anche rompere la situazione di stallo che paralizza la vita politica e danneggia il paese




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25 giugno 2007



Allarme referendum


Rischia di fallire la battaglia per la modifica della legge elettorale attraverso il referendum abrogativo. Fino ad ora sono state raccolte solo 260mila firme, cioè appena la metà delle firme necessarie da depositare presso la Corte di Cassazione entro il prossimo 24 luglio. Di qui l’appello alla mobilitazione del comitato promotore che ha denunciato come la battuta d’arresto del movimento sia stata provocata dalla voluta “latitanza” di gran parte dei partiti e delle confederazioni sindacali e dalla scarsa copertura informativa effettuata dalla maggior parte del mondo dell'informazione. Riparte così da oggi una campagna che non è diretta solo a modificare la legge elettorale ma anche rompere la situazione di stallo che paralizza la vita politica e danneggia il paese




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28 maggio 2007



vasco rossi è la poesia del 2000
asco Rossi
Extended Play

È uscito Extended Play, un minicd che contiene Basta poco in due versioni, La compagnia di Lucio Battisti rivisitata da Vasco, e il videoclip animato di Basta poco con protagonisti i tre personaggi creati dal figlio Luca con una sceneggiatura firmata da Enrico Brizzi. Intanto il popolo del blasco si prepara per il tour estivo.

Basta poco

Basta poco, uscito a inizio anno e solamente scaricabile su iTunes, ritorna in un minicd. Canzone provocatoria sulla società dell'immagine dove "ci si guarda solo fuori, ci si accontenta delle impressioni". Una società che non si ferma ("e intanto il mondo rotola"). Nel cambio armonico che inizia con "e d'altronde è questa qua" si nota l'abilità di Vasco nel costruire una canzone in crescendo che ti incolla all'ascolto. Prendo in prestito il titolo perchè in accezione positiva identifica l'impressione che si può avere della musica di Vasco: non sbaglia un colpo, grandissima facilità di creare un classico, canzoni dalla musicalità e orecciabilità immediata, prodotti distinguibili e originali. E oggi non è poco. Dietro c'è una grande esperienza e un grande talento.

La compagnia

 Quando l’ho sentita per la prima volta alla radio, mi sono commosso da tanto era bella. E non facevo ancora questo mestiere. È da allora che ho voglia di cantarla! Battisti è un grande artista, un genio! Ne La compagnia ho voluto aggiungere la malinconia che ci sento dentro e poi questo mi sembrava anche il momento giusto per divulgare il testo, un gioiello che parla di “canzoni e vino e allegria”… riferite ovviamente a come può improvvisamente guarire un cuore spezzato da una donna… Ma cose altamente proibite in questa società dell’apparire. (Vasco Rossi)

Una canzone scritta da Mogol con Carlo Donida. Proficua la loro collaborazione. Per Battisti scriveranno anche Prigioniero del mondo, l'altra facciata di Balla Linda (1968).
Ma questa canzone inserita nell'album Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera si accendeva di colori battistiani, con quel falsetto del ritornello, e quella poetica del cuore spezzato che Mogol sa far guarire. Vasco Rossi ancora una volta si distingue: sceglie la canzone, non fa una cover di, e sceglie un brano tra i meno conosciuti del repertorio battistiano. Ha trovato nell'armadio un vecchio vestito della sua misura. L'ha indossato con coraggio (riproporre Battisti è sempre rischioso) e ha trovato nel portamento il modo di personalizzarlo. Vasco rende bene l'amaro in bocca del protagonista ma anche la sua rabbia e voglia di cambiare sapore alla vita. L'arrangiamento è un po' più rock ma pressoché fedele all'originale, anche nella coda e nelle flessioni tonali del ritornello. Una bella riscoperta. Parlare di eredi di Lucio Battisti è sempre pericoloso ma si può certo dire che Vasco ne sia in qualche modo un ideale prosecutore. Prosecutore di un percorso iniziato all'interno della canzone italiana dalla coppia Mogol-Battisti: accorciamento della metrica, poetica della quotidianità (pensiamo al recitato colloquiale di Toffee), quel gusto per la melodia.


Il video

Extended Play contiene anche il videoclip di Basta poco. Ma senza Vasco. A sostituirlo tre cartoni animati in 3D disegnati da Luca Rossi (il figlio 15enne di Vasco con la sua compagna Laura).  Hanno ispirato allo scrittore Enrico Brizzi la sceneggiatura del video (che presto diventerà anche un fumetto). Sono state utilizzate sofisticate e moderne tecnologie e i cartoon animati in 3D si muovono nel mondo reale in mezzo ad attori veri.
Ecco quindi sui vostri schermi: 

IL MARCHIO DELL'INFAMIA
 ovvero LO STRANO CASO DEI BISCOTTI COL TESCHIO


Piernitro
Regia Swan per la SwanFilmEurope
Sceneggiatura Enrico Brizzi
Ambientazione Hinterland bolognese
Attori principali Piernitro, il nostro protagonista dalla cabeza in fiamme Caleb, il suo socio non meno luminoso e Junior, il fratellino
Colonna sonora Vasco Rossi

Sinossi. Piernitro, Caleb e Junior sono tre simpatici monelli che, anche senza volerlo, ne combinano di tutti i colori. Dei piccoli sabotatori innati dello status quo. Un giorno sono a casa davanti alla tele, scorrono immagini di ordinaria e triste Italia catodica. Basta poco: due dita ficcate nella presa e… si spegne. Cortocircuito! Escono di casa per un’allegra passeggiata in skateboard. Per caso si imbattono nella banda del marchio dell’infamia… appena visto alla tivù; scoprono la fabbrica da dove parte il traffico dei pericolosi biscotti con il teschio, identici a quelli… appena visti alla tivù. Per finire poi nella villa di un famoso politico dove infuria una di quelle feste vip, fra gli invitati tutti i personaggi… visti alla tivù che mangiano tutti quei biscotti con il teschio. Ecco che i nostri simpatici pasticcioni entrano in azione facendo scoppiare un parapiglia generale con conseguente fuggi fuggi dei benpensanti... La festa finisce all’aria e i nostri tre-eroi-per-caso, l’espressione soddisfatta per le loro avventure spericolate, se ne vanno in collina a godersi la neve che intanto fiocca… la cabeza sempre in fiamme.
Eroi o antieroi?… comunque, la combriccola di Piernitro è “tutta gente a posto” che alla fine si salva con la fantasia.


Il tour

Vasco 2007 in concerto:

17/06 Venezia - Mestre Jammin'g Festival
21 e 22/06  Milano San Siro
27 e 28/06  Roma Olimpico
03/07 Torino Delle Alpi
07/07 Messina San Filippo
10/07 Bari San Nicola
14/07 Ancona Del Conero


18 maggio 2007 
Grazie vasco 
Grazie lucio
by barletta liberale

Battisti-mogol - LA COMPAGNIA

Mi sono alzato
mi son vestito
e sono uscito solo solo per la strada
Ho camminato a lungo senza meta
finché ho sentito cantare in un bar
finché ho sentito cantare in un bar.
Canzoni e fumo
ed allegria
io ti ringrazio sconosciuta compagnia.
Non so nemmeno chi è stato a darmi un fiore
Ma so che sento più caldo il mio cuor
So che sento più caldo il mio cuor
Felicità.
Ti ho perso ieri ed oggi ti ritrovo già
Tristezza va
una canzone il tuo posto prenderà
Abbiam bevuto
e poi ballato
è mai possibile che ti abbia già scordato?
Eppure ieri morivo di dolore
ed oggi canta di nuovo il mio cuor
oggi canta di nuovo il mio cuor.
Felicità
Ti ho perso ieri ed oggi ti ritrovo già
Tristezza va
una canzone il tuo posto prenderà.




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15 marzo 2007



» 2007-03-15 08:23
VERTICE ITALO-RUSSO: PRODI, PARTNERSHIP STRATEGICA



BARI - E' stato il Vertice della piena sintonia, della ''partnership strategica'' tra Italia e Russia che spalanca la porta al business ma anche del forte accordo politico tra Romano Prodi e Vladimir Putin sull'approccio da tenere rispetto alle grandi crisi internazionali. Prima fra tutte quella afgana: ''e' impossibile risolvere con la forza i conflitti'' e anche per l'Afghanistan ''non c'e' alternativa agli sforzi politici'', ha subito chiarito il presidente russo.

Miele per le orecchie del presidente del Consiglio che ha fatto sapere come di Afghanistan si sia parlato e molto, pur non entrando nei dettagli del rapimento di Daniele Mastrogiacomo. ''Abbiamo parlato lungamente della necessita' di uno sforzo internazionale per poter riportare la pace e costruire una Conferenza di pace'', ha spiegato Prodi sottolineando come su questo approccio politico che trova resistenze a Washington ci sia piena cooperazione a Mosca.

Il Cremlino e' ''completamente in linea'', ha subito aggiunto. Parole decise quindi in una giornata che ha fatto registrare la cifra record di quattro kamikaze fattosi esplodere in Afghanistan in meno di 24 ore. Un Vertice di successo quindi, svoltosi a Bari, citta' che ospita le spoglie di san Nicola protettore di tutte le Russie, chiusosi con reciproca soddisfazione e dipanatosi tra affari e diritti. Un summit che consacra le ''eccellenti relazioni bilaterali'', cementate oggi con la firma di ben 10 accordi economici alla presenza di ben sette ministri per l'Italia e sei per la Russia. Una riunione archiviata anche senza danni per Putin dopo che il premier, giocando d'anticipo, gli ha brillantemente fatto superare lo scoglio del mancato rispetto dei diritti umani. Un tema questo duramente sollevato da molti Paesi dell'Unione europea - e da molti della stessa maggioranza in Italia - dove si critica anche il basso livello degli standard democratici e l'autoritarismo rispetto alla liberta' di stampa e di espressione.

''Abbiamo parlato di liberta' di stampa, di espressione e di tutela dei diritti umani come valori fondanti delle nostre societa''', ha detto il premier proprio aprendo la conferenza stampa del Vertice e anticipando cosi' ogni domanda polemica in proposito. Silenzio diplomatico invece sulla richiesta di asilo politico all'Italia avanzata dall'ex ministro della Sanita' ceceno Umar Khanbiev: ''di questo problema ne vengo a conoscenza in questo momento e dunque non ne abbiamo parlato'', ha tagliato corto Prodi. Ben piu' loquace sul tema Cecenia e' stato invece Putin nell'unico spunto adrenalico della conferenza stampa: ''il posto dell'ex ministro non sara' libero a lungo'', ha garantito il padre-padrone del Cremlino motivando questa affermazione con il fatto che ''oggi in Cecenia sono in atto procedure democratiche e l'amnistia per tutti coloro che vogliono tornare alla vita politica''.

Ma il rapporto personale tra Prodi e Putin si e' costruito nel tempo ed e' oggi visibilmente caloroso: tanto da permettere ai due leader di forgiare nel ferro un patto a favore del ''multilateralismo'' come unico approccio rispetto ai problemi del mondo. Un patto che gia' si sta concretizzando a New York dove nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu Mosca e Roma hanno iniziato a lavorare in stretto contatto ''per rafforzare il multilateralismo'', secondo quanto ha spiegato Putin. Una ''partnership strategica'' aiutata anche dal desiderio comune di far avanzare il dialogo religioso tra ''le chiese sorelle'' cattolica ed ortodossa; un piccolo regalo alla Russia ortodossa puo' infatti fare miracoli. Cosi' l'idea di restituire al Governo di Mosca l'ex chiesa russa di Bari e' diventata velocemente realta'. Putin ha visibilmente apprezzato.




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15 marzo 2007



ANDRIA e I DEEP PURPLE


La storica hardrock band  tornatain Italia con un tour che partira' dalla Sicilia. Quattro date che vedranno la prima europea dell'attesa tournee al Palasport di Palermo, il 9 marzo. Il giorno dopo i Deep Purple, che per la prima volta si esibiranno nell'Isola, saranno al palasport di Acireale per il secondo appuntamento organizzato da Giuseppe Rapisarda Management. Dopo le due date nell'isola, il "Rapture of the Deep" - Europe 2007 Tour fara' tappa in Italia nei Palasport di Reggio Calabria (12 marzo) ed Andria (Bari, 13 marzo). Un Tour attesissimo, quindi, soprattutto dagli indomabili fans della storica rock band inglese, che gia' registra l'apertura delle prevendite. I Deep Purple hanno il merito di aver generato la micidiale macchina metallara; hanno gettato le incrollabili fondamenta dell'hard rock. La formazione attuale e' composta da Ian Gillan (voce), Roger Glover (basso), Ian Paice (batteria), Steve Morse (chitarra) e Don Airey (tastiere). Da quando hanno cominciato a suonare insieme lo hanno sempre fatto senza alcun programma specifico, se non quello di esprimersi entro i confini di quell'ampio perimetro musicale delimitato dai loro gusti. Proprio da li' venne fuori quel suono che aveva in se' tante componenti, intrecci e sfumature, con molta dinamica ed inflessioni ritmiche differenti. I Deep Purple sono sempre stati una band underground. I riff e l'improvvisazione sono sempre stati un aspetto importante della loro musica, che li ha portati ad essere una vera e propria jam band. Nei live del nuovo Tour mondiale i Deep Purple riserveranno ai fans le loro canzoni entrate nell'Olimpo della musica; non mancheranno in scaletta pezzi immortali, come Black night, Hush, Woman from Tokyo e Smoke on the water, classico dei classici, con quel giro iniziale seguito dalla chitarra in distorsione che e' stato emulato e copiato innumerevoli volte. 




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5 marzo 2007



Shooting Silvio
assurdo  dopo il death of president il film sull'assassinio di Berlusconi

(PubliWeb) Il Cavaliere Berlusconi può diventare un'ossessione? A quanto pare sì, almeno nella finzione cinematografica. Il protagonista del film "Shooting Silvio", infatti, nutre nei confronti di Berlusconi una specie di mania ossessiva, tanto che lo considera addirittura l'origine di tutti i mali, per questo ne pianifica l'eliminazione. L'interprete di questo personaggio, che si chiama Giovanni (detto Kurtz), è Federico Rosati. Il regista della pellicola è Berardo Carboni ed è proprio lui a chiarire la filosofia di Shooting Silvio: "C'è il disagio verso il potere politico di Berlusconi, verso un sistema di valori basato sull'essere vincenti a tutti costi, ma anche il disprezzo per ogni azione violenta". In Rete il trailer di "Shooting Silvio".
I Link :

Shooting Silvio (Sinossi)
Il Cast
Shooting Silvio (sito uff.)
Death of a president
morte di Bush nel film choc

(PubliWeb) Un film che racconta l'assassinio di George W. Bush. Si tratta di pura finzione eppure negli USA è nata una polemica pesantissima. Il docu-film diretto da Gabriel Range, vincitore del Premio della Critica al Festival del cinema indipendente di Toronto, ha creato un vero caso politico e mediatico. In "Death of a president" si mostra George W. Bush assassinato per mano di uno sconosciuto, il quinto Presidente degli Stati Uniti morto ammazzato. Un messaggio così forte da parte di un film non si era mai visto. E' per questo che in molte città si è deciso di non proiettarlo e ovunque si sono scatenati dibattiti e diatribe sulla pellicola e sulle censure che sono state applicate. Fortunatamente Internet è più democratico per cui consente di seguire liberamente le sequenze del trailer del film più scandaloso degli ultimi anni.
I Link :
Death of a president (trailer)
Altri video ed immagini
Death of a president (sito uff.)
Death of a president (wikipedia)





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12 febbraio 2007



Usa-Pacs: di papocchio in papocchio


Dopo la faticosa intesa raggiunta sulla missione in Afghanistan il centro sinistra trova un difficile compromesso anche sul disegno di legge riguardante le unioni di fatto. Romano Prodi parte così tranquillo per l’India. Ma al ritorno lo attende la verifica parlamentare dei due papocchi. E sia al Senato che alla Camera cresce il rischio di bocciature. I dissidenti dell’ultrasinistra confermano la loro opposizione alla permanenza dei soldati a Kabul. E Mastella, insieme
ai cattolici della Margherita, ribadisce il proprio “no” all’introduzione dei Pacs




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3 febbraio 2007



La maggioranza s’è sciolta a Vicenza

Le dichiarazioni rese giovedì mattina al Senato dal ministro della Difesa Arturo Parisi sull'ampliamento della base militare di Vicenza hanno gettato benzina sul fuoco di una maggioranza incendiaria di suo. Eppure il braccio destro di Romano Prodi non ha certo parlato con l'elmetto in testa. Ha dato invece l'impressione di camminare sui carboni ardenti con la massima cautela. Ha sì riconosciuto la disponibilità di massima del governo. Ma poi, quando si dice la paura del coraggio, ha aggiunto che la decisione conclusiva è condizionata al completamento dell'istruttoria in sede locale, anche in considerazione di una possibile iniziativa referendaria. Tuttavia non poteva sorvolare sul fatto che il presidente del Consiglio ha confermato al segretario di Stato americano Rice la disponibilità italiana a corrispondere alla richiesta.
Così zigzagando, il povero Parisi sperava di rabbonire l'estrema sinistra. Ma sì, quegli alleati - da Rifondazione comunista ai Comunisti italiani, dal Correntone ds ai Verdi - che Prodi cova come una chioccia ma non senza ragione considera i suoi pazzerelli. E invece queste dichiarazioni, interpretabili a piacimento, sono state l'inizio della fine. Quasi ogni intervento dell'Unione (oh, soave eufemismo!) si è rivelato una frecciata nel costato del ministro che si è stoicamente sottoposto al martirio di San Sebastiano. Si è imputato al presidente del Consiglio un «sì, ma» che sarebbe in contrasto con il programma dell'Unione. Si è sottolineato che l'impatto ambientale dell'insediamento militare desta allarme tra la popolazione. Si è accusato il governo di non aver valutato a dovere gli alti costi imposti dall'Alleanza atlantica. E se non c'è scappata la storica «cupidigia di servilismo», poco c'è mancato. Tant'è che il diessino Cesare Salvi, che pure è dello stesso partito del ministro degli Esteri Massimo D'Alema, ha denunciato l'acritica accettazione delle scelte strategiche americane.
A far precipitare la situazione, se mai ve ne fosse stato bisogno, ci ha pensato il viceministro degli Esteri. Non sapendo a che santo votarsi, dapprima Ugo Intini si è acconciato alla politica dello struzzo. E ha rilevato, mentendo spudoratamente, che il dibattito aveva posto in rilievo non già conflitti di natura ideologica ma preoccupazioni per l'impatto ambientale. Quindi ha accolto l'ordine del giorno della maggioranza che offrirebbe a suo dire una sintesi delle diverse posizioni al proprio interno, tutte degne di rispetto e di ascolto. Mentre ha rifiutato l'ordine del giorno dell'opposizione. Di qui il patatrac. Perché così il governo paradossalmente non ha accolto un documento dell'opposizione, poi fatto proprio dall'assemblea di Palazzo Madama, che approva le sue comunicazioni. Questo voto solenne conferma che la maggioranza politica iniziale si è squagliata non su un dettaglio ma sulla politica estera. E se n'è formata un'altra, per di più sgradita all'Esecutivo.
Mentre la successiva approvazione anche dell'ordine del giorno dell'Unione non ha alleviato ma semmai aggravato la posizione del centrosinistra. Difatti questo documento, oltre a perorare la causa di una conferenza nazionale sulle servitù militari, si è limitato a prendere atto delle comunicazioni del governo, che bene o male ha detto la sua, e del dibattito aperto tra le forze politiche dell'Unione, nel corso del quale è stato criticato a più non posso il pur timido indirizzo politico ministeriale. Una vera e propria contraddizione in termini che nessun arzigogolo potrà mai sanare. «Basta liti o il governo cadrà», aveva detto D'Alema. È stato buon profeta. Se la maggioranza politica si è sciolta come neve al sole, il governo dovrà trarne le conseguenze e togliere il disturbo. Altro che verifica. La si è già avuta al Senato e tanto basta.




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20 gennaio 2007



SILVIO BERLUSCONI OSSESSIONE DELLA SINISTRA
 

Come la donna amata per un uomo tradito, Berlusconi è l’ossessione della sinistra. E tutto quello che non funziona è colpa del Cavaliere, persino le divisioni interne della maggioranza trovano la loro causa nei prodromi del governo di centrodestra.
Prodi vara una finanziaria di tasse che ha provocato il crollo della maggioranza nei sondaggi, oltre alle proteste di piazza e ai fischi ai ministri? La colpa è dell’eredità ricevuta dall’esecutivo di centrodestra, dalla nefasta politica economica di Tremonti e dalla necessità di coprire il "buco" nelle finanze pubbliche. E così la finanziaria-assassina trova il colpevole in Berlusconi.

Il governo non riesce a comunicare e quindi a far comprendere, le proprie scelte? E’ colpa di quel diavolo di Berlusconi che, come fosse "sua emittenza", ha occupato tutti i media!
I comunisti-pacificisti-ambientalisti-antiamericani sono contrari all’ampliamento della base militare di Vicenza e minacciano ritorsioni in Parlamento? La colpa è della politica filoamericana del premier azzurro che non ha mai saputo dire di no a Bush. Se poi anche l’amministrazione della città veneta è favorevole al progetto, la causa sta nell’atteggiamento "del sindaco e della giunta proni ai voleri del leader azzurro" (L’Unità 18-1-07).

La sinistra di governo non trova una sintesi sulla riforma delle pensioni con conseguenze pesanti sui conti pubblici e sul welfare futuri? Mannaggia a Berlusconi che, diciamo noi, ha fatto una riforma giusta ma troppo liberale per una cultura che si conferma sempre più comunista e che inevitabilmente divide gli animi dell’Unione. E lo stesso vale per la legge Biagi o la riforma scolastica.

Insomma, oggi come nel 1994, Berlusconi è l’uomo che ha sconvolto la loro esistenza, e poco importa che sia al governo o all’opposizione. Il nemico numero uno da abbattere rimane sempre e comunque lui: perchè è l’unico che rende precaria e traballante la poltrona del loro potere. D’altronde la strategia dei dittatori è sempre stata questa: identificare un nemico esterno su cui convogliare l’attenzione e gli strali per poter – distratto il popolo – fare all’interno quello che gli pare. Con un motivo in più: una maggioranza divisa trova nell’antiberlusconismo un collante ideologico più forte della colla dell’elefante.
Dopo otto mesi, cambiano gli scenari e le sintesi politiche, ma la prova a loro discolpa rimane sempre Berlusconi. Ma fino a quando può durare? Perché più vanno avanti nel tempo, più devono rispondere dei loro atti di governo e più cadono nel ridicolo e nel patologico.




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14 gennaio 2007



La reggia e il vuoto


Abbiamo riso e scherzato sull'incontro di Caserta. Fa bene ridere di Prodi e della sua sventurata compagine di governo, perché il fragore di una sola risata incenerisce tutta la vacua solennità con cui il governo si camuffa da governo serio. Ma nell'eco di quella risata risuona qualcosa di drammatico. C'è il rimbombo del vuoto. Il vuoto delle decisioni, il vuoto della leadership che non vale niente, il vuoto dei partiti che non hanno progetti salvo che quelli di potere. Il vuoto del governo ha riempito la vuota reggia di Caserta. La Caserta spogliata della sua antica nobiltà di sangue e di terra viene temporaneamente rioccupata dall'oligarchia del potere. Ma dura poco.

Anche questo governo è un precario. Come lo sono le migliaia di disoccupati fuori dalle vetrate e dai giardini così gelidamente sfarzosi. Fuori gridano le coscienze che non hanno più neanche la voce per protestare. Urlano il loro disagio e il loro malessere alla politica sordomuta - e pure vigliacca, perché viene a fare le passerelle superprotette dalla polizia nella terra della camorra, parlando di alta velocità e liberalizzazioni quando i diritti più elementari sono parole che nessuno osa più dire. E parla la sinistra, di ogni razza e lingua, che ha perso nel vuoto della storia la sua identità e le sue battaglie ideologiche per trasformarsi in un formidabile macchinario per lo sfruttamento intensivo del potere pubblico. Gli eredi di Gramsci e Togliatti si sono rintanati nel palazzo che fu dei Borbone di Napoli, la più reazionaria e oscurantista monarchia assoluta nella storia d'Italia. E ci va anche Bertinotti, paladino degli oppressi, a gustarsi le succose mozzarelle di bufala. Doppia morale, stessa vergogna.

Caserta diventerà la tomba del governo Prodi. Doveva essere un bagno rigenerante, invece si è rivelata un sudario di morte. Volevano una decisa accelerazione per un'iniziativa a tutto campo sui temi più sensibili. Invece continuerà a dominare l'inerzia, la conservazione, la paura di scatenare conflitti che possano uccidere questo governo nato in agonia. Per realizzare l'utopia di un governo governante non ci voleva la realtà di Prodi e del centrosinistra. Siamo sempre allo stesso punto: le riforme non si fanno con l'immobilismo della sinistra conservatrice o gli striscioni rivoluzionari della sinistra di piazza che vive nel Palazzo. Le riforme si fanno per cambiare, non per conservare. Altrimenti vengono fuori leggi-schegge, lanciate così, a caso, tanto per fare qualcosa senza farsi troppo male. Mezze parole balbettate senza senso. Un turbinio di messaggi, slogan, dichiarazioni, promesse, rotture e cuciture - il diario di Romano Prodi. Solita roba. Però ora cambia, perché la mole di immobilismo, sommata alle mosse sbagliate, ha formato una cera di fallimenti e delusioni che si sta sciogliendo sotto il calore del tempo.

Il vuoto della reggia di Caserta ospiterà il sepolcro del governo Prodi. L'eleganza delle sue decorazioni, i suoi stucchi e i suoi saloni deserti si compenetrano con l'effigie di questo governo all'apice della sua asfissia. Tutto è fermo a Caserta, tutto è statico. Ma è un equilibrio divorato dalle sue lacerazioni, un equilibrio sul punto di crollare internamente. E crolla, ancora una volta, nel vuoto di questo governo.




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31 dicembre 2006



Muto, cieco e sordo

Il discorso di Prodi visto da Libero

Muto, sordo e cieco. Prodi fa il bilancio: non risponde, tace sui problemi e rifila un sacco di balle. Altro che svolta. Oscar Giannino per Libero di venerdì 29 dicembre

 

Caro direttore, come sempre, ai lettori di Libero bisogna dire le cose come stanno, a costo di usare toni un po' spicci e fuori dalla melassa ingessata con cui i media italiani trattano spesso i politici del centrosinistra. E allora lo dico subito, e con un'espressione volutamente un po' forte. Poco istituzionale, molto colorita, ma secondo me appropriata: ieri, la conferenza stampa di fine anno del presidente del Consiglio è stata una gran fiera di balle. Diceva Mark Twain che una delle differenze principali tra un gatto e una bugia, è che un gatto ha soltanto nove vite. Le bugie ripetute ne hanno di più: e la dimostrazione ieri è puntualmente venuta da un gran maestro dell'arte, l'attuale presidente del Consiglio.
Quando alla prima domanda una brava collega del Corriere della Sera ha chiesto a Prodi che cosa pensasse degli aspri dissensi che emergono nella sua maggioranza e nei vertici sindacali sul punto del-l'annunciato intervento in materia previdenziale, a correzione del cosiddetto "scalone Maroni", Prodi ha ironizzato che lui di divisioni non ne vede, e che bisogna evitare artificiose drammatizzazioni.
In parole povere, era la brava giornalista a inventarsele, e tutto quel che si scrive ogni giorno di fronte ai no della sinistra antagonista e sindacale di fronte all'ipotesi non dico di un innalzamento ordinatorio dell'età pensionabile peri trattamenti di anzianità, ma anche solo all'idea che vengano introdotti disincentivi per scoraggiare dall'andare in pensione ancora alla sola età di 57 anni, tutto ciò per Prodi non è realtà di un centrosinistra attraversato da profonde spaccature, bensì propaganda di noi giornalisti che ce l'avremmo con il governo. Eppure, tanto non è un'invenzione, la frattura nel centrosinistra sulle pensioni, che puntualmente ieri Prodi si è attenuto alla linea dell'ala antagonista, e infatti ha incassato l'immediato plauso di molti dei suoi esponenti, e dei vertici sindacali che avevano rilasciato durissime interviste in cui minacciavano lo sciopero se non avesse capito l'antifona.
Un altro bravo collega del Sole 24 ore ha chiesto lumi dell'aumento della pressione fiscale al 43% del Pil l'anno prossimo grazie alla finanziaria, quasi due punti in più rispetto alla tanto odiata Italia di Berlusconi. Romano ha ribattuto che è vero l'esatto contrario, perché l'attuale finanziaria non solo non prevede aggravi fiscali ma 500 milioni di pressione tributaria in meno. Una balla colossale, perché non v'è centro studi né italiano né internazionale che non abbia previsto la pressione fiscale in aumento nel 2007 per effetto della finanziaria, a cominciare dalla Banca d'Italia.
A chi chiedeva se e come verrà rispettata la promessa di restituire ai contribuenti la messe di entrate aggiuntive che si registra già nel 2006 e che si attesterà sui 40 miliardi di euro, Prodi ha risposto che la crescita delle entrate è cominciata solo sol suo governo, e che in ogni caso bisognerà verificare quanto di questa falcidie è strutturale, prima di eventualmente pensare a restituzioni: il che significa, come abbiamo sempre detto, che malgrado la promessa di Rutelli nulla ci verrà restituito da questo governo.
C'è chi gli ha chiesto della crescitaeconomica, e Prodi ha sparato a zero contro il governo Berlusconi, giudicandolo incapace di contrastare il declino italiano e cinque anni di crescita ferma virtualmente a zero.

La lezione del centrodestra
Inutile dire che i dati ufficiali dell'Istat comprovano inequivocabilmente che il ritorno della crescita dell'economia a ritmi più sostenuti data al secondo trimestre del 2005, proprio grazie alle politiche fiscali non invasive praticate da Berlusconi. Ed è inutile dire che tutti i centri previsionali economici attestano che nel 2007 per effetto della finanziaria Prodi la crescita italiana diminuirà di almeno mezzo punto se non di un punto di Tutti senza eccezione, dalla Confindustria alla Commissione Europea, dalla Confcommercio all'Isae. Ma niente da fare, Prodi ha dichiarato che la ripresa si deve al suo governo, e che si rafforzerà nel 2007.
Come le ciliegie: una bugia tira l'altra. Perché le bugie sono per Prodi così Feconde che una ne sola ne partorisce altre cento, come scriveva Carlo Goldoni nella commedia che è il canovaccio principe dell'attuale governo: Il Bugiardo, appunto, il cui protagonista, Lelio, è da sempre considerato iella storia del teatro leggero il vero eroe del trionfo solo apparente del principio di non contraddizione. Perché Lelio-Prodi riesce sempre, sulla scena, a dire cose che non contrastino on quanto agli spettatori è sembrato li vedere. con (manto è detto da chi gli regge il gioco nella commedia, e contemporaneamente con quanto di diverso ha detto lui stesso prima. E quando affermo che siamo a una rappresentazione goldoniana so quel che dico, perché a Prodi e al suo cenacolo di fedelissimi bolognesi è perfettamente presente la bella opera che fu scritta 18 anni fa da uno dei numi intellettuali tutelari del potere prodiano, Umberto Eco che nel suo Tra Menzogna e Ironia tornò finemente su quell'ideale manuale di autoassoluzione del mentire a proprio vantaggio scritto da Jean Jacques Rousseau in un capitolo delle sue Confessioni: laddove distingue la più lieve impostura quando è detta a proprio vantaggio, dalla frode che implica un vantaggio per una parte, dalla calunnia che si propone invece di nuocere a terzi è che è l'unica a meritare davvero una condanna durissima. Et voilà, ecco come si giustifica il sistematico mentire del premien è impostura a proprio vantaggio e frode a vantaggio del centrosinistra, mica calunnia per far del male.
A questo punto, non ha molto senso che continui l'elenco delle mistificazioni pronunciate in conferenza stampa. Una volta compreso il sistema, il problema che bisogna porsi è sela caparbia contraffazione dei dati riuscirà a ottenere ciò che si prefigge, cioè un ritorno dei consensi verso Prodi.

Una battaglia di libertà
In un Paese serio la risposta sarebbe no. Perché stampa e media dovrebbero svolgere una funzione di guardiani dei dati di fatto. Ma è proprio per questo, cari lettori di Libero, che invece noi ci dobbiamo seriamente preoccupare. E dobbiamo prepararci a una dura e lunga battaglia di verità. Personalmente non faccio molto affidamento sulla capacità dei media italiani di impegnare contro le menzogne di Prodi una campagna di smascheramento. Pur di impedire il ritorno del-l'odiato Berlusconi, anche i cosiddetti riformisti sono pronti a perdonare a Prodi qualunque forzatura. Il fondato - re di Repubblica, Eugenio Scalfari che negli anni chi qui scrive ha imparato a rispettare come un fazioso di grandissimo ingegno e indiscusso talento, ha scritto addirittura che a Prodi bisogna dare una dittatura come a Cesare. E che a un simile "dittatore di salute pubblica" - così l'ha definito - occorre che i leader del centrosinistra affidino poteri speciali e obbediscano senza fiatare. Noi sparuti ma non spauriti liberali, sappiamo bene infatti che gli statisti democratici spesso mentono, e per questo vengono smascherati e puniti: è successo pure per Berlusconi, inutile negarlo. Ma la differenza è che i dittatori mentono sempre. Per questo sono cento volte più pericolosi.




permalink | inviato da il 31/12/2006 alle 13:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


16 dicembre 2006



Finanziaria, il Senato dice SI, governo salvato dai rappresentanti a vita(vergogna).

Il Senato approva la Finanziaria che non piace agli italiani. Ancora una volta a salvare l'esecutivo sono stati i senatori a vita. Dura protesta da parte dell'opposizione che denuncia il falso bilancio. Tensioni anche nella maggioranza per una norma sull'energia contestata da verdi e Prc.Ed è ancora polemica sul colpo di spugna sui reati contabili: il ministro Di Pietro minaccia la crisi. 


 




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